La nostra storia

La Grande Guerra era terminata da poco, lasciando, oltre ai tanti lutti, il peso di un elevatissimo numero di mutilati ed invalidi che andavano a gravare su una società estremamente povera. Imperversava una grave crisi economica, si stavano accentuando le tensioni sociali che avrebbero favorito l’ascesa del fascismo.

In questo contesto, la neonata Cassa aveva ben chiaro quale doveva essere la sua funzione. Infatti, l’articolo 2 dello Statuto recitava testualmente: “La Società ha per iscopo il miglioramento morale ed economico dei suoi soci mediante operazioni di credito, escluso ogni fine politico, e cura l’assistenza dei lavoratori nell’assicurazione infortuni, inabilità permanente o malattia temporanea“.
La fondazione avvenne nella canonica parrocchiale di Sant’Andrea di Suasa, in Via XX Settembre n. 8, con rogito del Notaio Natale Patrizi.
Vi parteciparono:

don Mario Paci, parroco, Luigi Ansuini, medico, Norantino Bonci, possidente, Ulderico Rossini, fabbro, Alessio Paci, possidente, Davide Micci, agricoltore, don Angelo Mattioli, sacerdote, Luigi Speranzini, agricoltore, Ermengildo Tombari, agricoltore, Antonio Campolucci, agricoltore, Attilio Rossini, sacrestano, Ernesto Bevinelli, guardia comunale, Giuseppe Borgacci, agricoltore, Achille Boria, agricoltore, Luigi Tomassini, agricoltore, Albertino Bartolucci, maestro elementare, Giuseppe Capannini, agricoltore, Angelo Bevilacqua, agricoltore, Pasquale Falchetti, agricoltore, Biagio Morico, agricoltore, Nazzareno Paolucci, agricoltore, Francesco Testaguzza, agricoltore, Nicola Belogi, agricoltore, Domenico Mazzoli, agricoltore, Sabatino Capannini, agricoltore, Angelo Baldassarri, agricoltore, Natale Gasparini, agricoltore, Luigi Delmoro, agricoltore, Agostino Cecchini, agricoltore, Gioacchino Borgacci, agricoltore, Angelo Tenti, agricoltore, Sante Falchetti, agricoltore, Gioacchino Capannini, agricoltore, Eugenio Dominici, agricoltore, Giuseppe Rossetti, agricoltore, Giuseppe Bartolucci, agricoltore, Giuseppe Giovannelli, agricoltore. Fecero da testimoni Aldo Bonci e Colombo Bacchiocchi, entrambi possidenti.

Abbiamo citato i nomi di tutti perché ci piace ricordare questi uomini che, con un ideale di solidarietà, si misero insieme, a dispetto delle differenze sociali. Infatti, fra loro c’erano sacerdoti, possidenti, il medico, il maestro, la guardia comunale (che allora sicuramente rappresentavano l’elite del piccolo paese), ma anche tante persone umili, tanto che ben diciassette di loro apposero sull’atto di fondazione una croce, al posto della firma.
Sicuramente, all’inizio, la Cassa era ben poca cosa. Il primo bilancio di cui si dispone, quello del 1929, mostra depositi per 93.392 lire (circa 70.000 euro di oggi). Sembra un importo ridicolo, ma allora non si era certo abituati alle cifre odierne e non era facile per la gente risparmiare qualcosa. Ancor più arduo era procurarsi il credito nei momenti di difficoltà, l’alternativa era probabilmente l’usura.
E sembra di vederla, quella povera gente, salire dalle campagne al paese per chiedere un piccolo prestito alla Cassa Rurale, destinato all’acquisto di un aratro, delle sementi oppure, semplicemente, per “tirare avanti” dopo un cattivo raccolto; gente che lavorava sodo, dall’alba al tramonto, e che, con i suoi sacrifici, ha costruito le fondamenta del benessere di oggi.
Una nota di colore che può far sorridere, oggi che centinaia di donne fanno parte della compagine sociale della Banca, riguarda l’assemblea sociale del 19 marzo 1928, quando venne approvato all’unanimità, su proposta di don Angelo Mattioli, che un socio potesse farsi rappresentare in assemblea, con delega scritta, da “un’altra persona della sua famiglia che non fosse però bambino o donna”.

Nel 1938, venne cambiata la denominazione da “Cassa Rurale Cattolica Cooperativa di Depositi e Prestiti” a “Cassa Rurale ed Artigiana“.
Durante il fascismo, le Casse Rurali non attraversarono un buon periodo; il regime non vedeva di buon occhio queste iniziative economiche ispirate alla dottrina sociale cristiana. Al termine del ventennio, le Casse erano ridotte praticamente al lumicino.
La crisi continuò anche nel dopoguerra. Nell’assemblea del 19 marzo 1953 il Consiglio di Amministrazione si lamentava del disinteresse dei soci ed affermava: “è vero che molti soci sono assenti dalla Sede, ma è altrettanto vero che molti preferiscono operazioni più redditizie (a loro avviso) con altri Istituti bancari. Il Consiglio esorta i presenti a voler dare tutta la loro collaborazione per poter ridimensionare le cifre esigue del bilancio”.

Poi, vennero gli anni del boom economico e anche le banche cooperative cominciarono a crescere.
Nel 1959, la sede della Cassa Rurale venne trasferita da Sant’Andrea di Suasa alla località Pianaccio. In quel periodo cominciò la sua rinascita. Nel 1963, partecipò alla fondazione dell’Istituto Centrale delle Casse Rurali ed Artigiane (oggi Iccrea Banca), nel 1966 fu tra le promotrici della costituzione della Federazione Marchigiana delle Casse.
Sempre nel 1966, la sede venne trasferita a San Michele al Fiume e nel 1972 la responsabilità dei soci della cooperativa venne trasformata da illimitata a limitata.

Nel 1993 venne inaugurata la prima succursale, quella di Castelvecchio.
Poi, nel 1994 venne assunta la denominazione di “Banca di Credito Cooperativo di Sant’Andrea di Suasa”.
Nel 1996, venne aperta la filiale di Mondolfo, alla quale è seguita, nel 2000, quella di Senigallia Nord.
Il 5 maggio 2002 è stata assunta l’attuale denominazione “Banca Suasa – Credito Cooperativo“.
Nel 2003 è stata inaugurata la filiale di Marzocca e nel 2005 quella di Fano. Dall’inizio del 2007 è operativo il servizio di cassa del Mercato Ittico di Fano e, dal 4 giugno 2007, ha iniziato l’attività la filiale di Montemarciano. Dal 29 gennaio 2009 è attiva anche la filiale nel centro della città di Senigallia.

Questi sono i cenni essenziali dei 90 anni di storia della Banca. Si potrebbero aggiungere molti particolari, ma ci interessa mettere a fuoco un solo fatto: dalla sua nascita la Banca ha avuto molte trasformazioni, ha attraversato le più diverse vicende, ma mai ha rinnegato la sua matrice, mai ha cessato di svolgere la sua funzione sociale. Ancor oggi, seppur anch’esso sia stato più volte adeguato ai tempi, lo Statuto è in proposito molto limpido e recita testualmente: “Nell’esercizio della sua attività, la Società si ispira ai principi cooperativi della mutualità senza fini di speculazione privata. Essa ha lo scopo di favorire i soci e gli appartenenti alle comunità locali nelle operazioni e nei servizi di banca, perseguendo il miglioramento delle condizioni morali, culturali ed economiche degli stessi e promuovendo lo sviluppo della cooperazione e l’educazione al risparmio e alla previdenza nonché la coesione sociale e la crescita responsabile e sostenibile del territorio nel quale opera. La Società si distingue per il proprio orientamento sociale e per la scelta di costruire il bene comune. E’ altresì impegnata ad agire in coerenza con la Carta dei Valori del Credito Cooperativo e a rendere effettivi forme adeguate di democrazia economico-finanziaria e lo scambio mutualistico tra i soci”.

Sono queste le forti motivazioni morali che fanno diverse le Banche di Credito Cooperativo da qualsiasi altra banca e che hanno fatto sì che, negli ultimi quaranta anni, guadagnassero costantemente quote di mercato. Oggi, le Banche di Credito Cooperativo giocano un ruolo rilevante nel panorama bancario italiano, ma restano orgogliose delle loro umili origini.
Per la Banca Suasa, operante in una valle che è stata sicuramente dimenticata dai politici che hanno governato il Paese, non è stato facile conquistarsi un posto al sole. Tuttavia, con caparbia determinazione, è riuscita a crescere e rafforzarsi e può guardare avanti con fiducioso ottimismo.
Il futuro nessuno può ipotecarlo, ma è certo che la Banca Suasa vuole restare un importante perno di sviluppo dell’economia locale e non intende dimenticare quelle prerogative che la fanno diversa da tutte le altre banche.

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Il 2 novembre, giorno di commemorazione dei defunti, è uno strano giorno per decidere la nascita di qualcosa.
Eppure, fu proprio il 2 novembre 1919 che trentasette persone guidate da Don Mario Paci costituirono la Cassa Rurale Cattolica Cooperativa di Depositi e Prestiti di S. Andrea di Suasa.
In quell’anno, di morti ce n’erano tanti da ricordare.

Il nome “Suasa” deriva dalla antica città romana che risiedeva nella valle del Cesano dall’inizio del III° secolo AC. Suasa ha dato origine a tutti i borghi medievali della nostra zona territoriale come Sant’Andrea di Susa (paese Natale della Banca Suasa) ed il vicino Castelleone di Suasa dove sono costuditi i tesori e le rovine di questa antica città.

Il parco acheologico della Antica città romana di Suasa, che risiede a pochi km dalla sede della Banca Suasa, è oggetto di regolari campagne di scavo sin dal 1987 da parte del dipartimento di archeologia dell’Università di Bologna. Al momento sono state riportate alla luce o scoperte numerose strutture pubbliche e private: l’anafiteatro, il teatro, la domus dei Coiedii, un’adiacente domus tardorepubblicana, il foro, il cardine massimo e le necropoli.

Foto di Giorgio PegoliImmagini su concessione del Ministero per i Beni Culturali e le attività culturali dir. gen. per i beni culturali.